Oggi esiste una nuova forma di ansia pre-partenza, che non riguarda i bagagli o i biglietti aerei. Il termine corretto è vacation shaming e – in pratica – si tratta di ansia di andare in ferie. O più precisamente, di chiedere le vacanze.
Anche se – almeno teoricamente – le ferie sono un momento di relax e di ricarica, non sempre vengono vissute così. Moltissime persone, soprattutto i lavoratori dipendenti, al momento di pianificare le ferie si lasciano assalire dalla preoccupazione. Temono, in qualche modo, l’idea di staccare la spina mettendosi in pausa. Ciò è dovuto, in parte, all’incapacità di distaccarsi completamente dall’ambito lavorativo. Si pensa alle eventuali conseguenze negative di un periodo di inattività. Al sovraccarico di mansioni post-vacanze e alle problematiche sorte durante l’assenza.
Ti interessa saperne di più? Sei sulla pagina giusta: spieghiamo in dettaglio che cos’è la vacation shaming e perché se ne parla così tanto. Quindi come riconoscerne i sintomi e come prevenire questo tipo di ansia.
Cos’è la vacation shaming?

L’espressione vacation shaming si riferisce ad una sensazione di disagio, ansia o vergogna che molte persone provano quando si trovano a chiedere le ferie. Questo fenomeno (tra l’altro decisamente in aumento) rappresenta una vera e propria barriera psicologica per chi lo subisce. Difatti impedisce ai lavoratori di prendersi il tempo necessario per riposare e ricaricare le energie.
Anche se le ferie sono un diritto fondamentale, la paura di essere giudicati negativamente dai colleghi o dai superiori può portare alcuni a rinunciare alle vacanze o a ridurre il numero di giorni di assenza.
Sicuramente la vacation shaming può palesarsi in diverse forme. In alcuni casi – ad esempio – si manifesta come processo interiore, in cui il lavoratore si autoimpone restrizioni per paura di essere considerato meno produttivo. In altri viene alimentato da comportamenti deleteri da parte di colleghi o superiori, che cercano di colpevolizzare immeritatamente chi ha richiesto le ferie. Commenti del tipo “Stai già andando in vacanza? Ancora?” possono contribuire a creare un ambiente di lavoro ostile, dove andare in vacanza è visto come un atto di egoismo o irresponsabilità.
Un altro aspetto importante della vacation shaming è la paura di possibili ripercussioni lavorative. In tanti temono che il chiedere le ferie possa compromettere la propria carriera. Magari ridurre le opportunità di avanzamento, soprattutto in contesti aziendali altamente competitivi. Questo timore è particolarmente diffuso tra i lavoratori Millennial e i giovanissimi appartenenti alla Generazione Z. Questi ultimi risultano spesso più vulnerabili alle pressioni del lavoro e alla necessità di dimostrare costantemente il loro valore.
Quante persone hanno l’ansia pre-partenza?
L’ansia pre-partenza, strettamente legata al fenomeno della vacation shaming, è un problema che affligge un numero sempre maggiore di persone. Secondo una ricerca condotta negli Stati Uniti e pubblicata su AdWeek, il 63% dei Millennial e il 76% della Generazione Z dichiarano di provare ansia al momento di chiedere le vacanze. Questi numeri sono particolarmente preoccupanti, considerando che i giovani lavoratori rappresentano una fetta significativa della forza lavoro complessiva.
In Italia, la situazione non è molto diversa. Un’indagine condotta da Espresso Communication su 1.500 persone tra i 18 e i 55 anni ha rivelato che il 64% delle donne e il 36% degli uomini soffrono di ansia pre-partenza. Le cause di tale ansia sono molteplici. Dalla paura di non trovare il momento giusto per comunicare la richiesta di andare in ferie, al timore di possibili ripercussioni lavorative, fino alle frustrazioni legate ai rapporti con i colleghi.
Un aspetto interessante che emerge da queste ricerche è la differenza di genere nella manifestazione dell’ansia pre-partenza. Le donne sembrano essere più colpite rispetto agli uomini, con un’incidenza del 64% contro il 36%. Ciò potrebbe essere legato a una serie di fattori, tra cui la maggiore responsabilità che spesso ricade sulle donne sia in ambito lavorativo che familiare, e una maggiore predisposizione a sentirsi in colpa per prendersi del tempo per sé stesse.
Quali sono i sintomi dell’ansia di chiedere le vacanze?
L’ansia pre-partenza può manifestarsi attraverso una serie di sintomi fisici e psicologici che variano da persona a persona. I sintomi più comuni includono:
- Insonnia. Il pensiero di dover affrontare la richiesta di ferie al capo, di lasciare il lavoro in sospeso o di dover gestire eventuali problemi al ritorno può tenere le persone sveglie la notte.
- Stanchezza cronica. Questa stanchezza può influire negativamente sulla capacità di concentrarsi e di svolgere le attività quotidiane.
- Irritabilità e sbalzi d’umore. Le persone possono diventare più suscettibili alle critiche o alle situazioni di stress reagendo in modo eccessivo a stimoli che normalmente non avrebbero un grande impatto.
- Problemi digestivi. Ad esempio mal di stomaco, nausea o diarrea. Questi sintomi possono essere particolarmente fastidiosi e peggiorare ulteriormente lo stato di ansia.
- Tachicardia e palpitazioni. Non vanno sottovalutati affatto, anche perché possono rimandare a problemi di salute più seri, aumentando ulteriormente lo stato di ansia.
- Difficoltà di concentrazione sul lavoro o sulle attività quotidiane. La difficoltà di concentrazione può portare a un calo della produttività e a un aumento della frustrazione.
- Senso di colpa. Molti si sentono in colpa quando chiedono le ferie. Come abbiamo accennato questo senso di colpa può essere alimentato da reazioni negative da parte di colleghi/superiori o essere autoimposto.
Inutile dire che compromette la qualità generale della vita del lavoratore. Ma può anche avere un impatto negativo sulle sue prestazioni lavorative. È dunque assolutamente importante riconoscere questi segnali e affrontarli in maniera tempestiva.
Come combattere la vacation shaming?
Affrontare e superare la vacation shaming richiede un cambiamento radicale, sia a livello individuale che organizzativo. Ecco alcune strategie per combattere questo fenomeno e chiedere le vacanze (andare in ferie) senza ansia.
Pianificazione anticipata contro l’ansia pre-partenza
Pianificare è fondamentale per ridurre l’ansia pre-partenza. Iniziare a organizzare le ferie con largo anticipo permette di avere il tempo necessario per comunicare le proprie intenzioni ai colleghi e ai superiori. Allo stesso tempo si ha la possibilità di preparare un piano d’azione adeguato, che assicuri un’assenza senza intoppi.
Comunicazione trasparente e vacation shaming
È importante essere aperti e onesti con il proprio team al momento di chiedere le vacanze. Condividere le proprie intenzioni e discutere delle responsabilità può aiutare a evitare malintesi e a garantire che il lavoro venga gestito in modo efficiente durante la propria assenza. La trasparenza nella comunicazione può anche contribuire a ridurre i sentimenti di colpa o vergogna legati all’andare in vacanza e alla vacation shaming.
Gestione del carico di lavoro prima di chiedere le vacanze
Prima di partire, è utile creare una lista di priorità e assegnare le attività più critiche ai colleghi che resteranno in ufficio. Delegare in modo efficace è essenziale per evitare di sovraccaricare sé stessi o gli altri, e per garantire che il lavoro continui a progredire senza problemi durante l’assenza. Tutto questo aiuta moltissimo nel prevenire la vacation shaming.
Supporto reciproco per andare in vacanza sereni
Chiedere e offrire supporto ai colleghi è una strategia efficace per combattere la vacation shaming. Delegare compiti a un collega di fiducia e ricambiare il favore quando sarà il loro turno di andare in ferie può rafforzare il senso di squadra e ridurre l’ansia legata all’assenza.
Educazione aziendale sulla vacation shaming
Le aziende hanno un ruolo cruciale nel combattere la vacation shaming. Implementare politiche che incoraggino i dipendenti a prendersi il tempo necessario per riposare e disconnettersi completamente dal lavoro può contribuire a creare un ambiente di lavoro più sano. Potrebbe includere iniziative come il divieto di inviare e-mail o effettuare chiamate fuori dall’orario di lavoro durante le ferie. O ancora, la creazione di programmi di benessere che promuovano l’equilibrio tra vita professionale e personale.
Cambiare la cultura aziendale
La vacation shaming spesso nasce da una cultura aziendale che premia il sovraccarico di lavoro e la disponibilità continua. Per combattere questo fenomeno, è necessario un cambiamento culturale che valorizzi l’importanza del riposo e del benessere. Le aziende possono iniziare a promuovere un ambiente in cui l’andare in ferie è visto come un diritto e una necessità, piuttosto che come un lusso o un segno di debolezza.
Auto-riflessione per andare in ferie più tranquilli
I lavoratori dovrebbero prendersi del tempo per riflettere sui propri limiti e sulle proprie necessità. Comprendere l’importanza delle ferie per il proprio benessere psicofisico può aiutare a ridurre i sensi di colpa. Quindi anche a prendere decisioni più consapevoli riguardo al tempo da dedicare al riposo.
Accettare l’inevitabilità del cambiamento sulla vacation shaming
Accettare che il lavoro continuerà anche in nostra assenza è un passo importante per superare l’ansia pre-partenza. Delegare e fidarsi dei colleghi è indispensabile per riuscire a staccare davvero la spina durante le ferie.
Stabilire confini chiari prima di chiedere le vacanze
Durante le ferie è importante stabilire confini chiari tra il tempo dedicato al riposo e alle eventuali attività lavorative. Questo può riguardare la decisione di non rispondere alle e-mail e di limitare l’uso dei dispositivi elettronici per non essere sempre connessi.
Focus sul benessere per andare in ferie felici
Infine, è essenziale ricordare che prendersi del tempo per sé stessi è fondamentale per il benessere a lungo termine. Le ferie non sono solo un’opportunità per viaggiare o rilassarsi, ma un momento cruciale per ricaricare le energie, riconnettersi con le proprie passioni e rafforzare i rapporti sociali e familiari (dai un’occhiata ai benefici delle ferie per l’ISSIM).
Chiedere le vacanze e andare in ferie senza ansia: il futuro
La battaglia contro la vacation shaming è tutt’altro che vinta, ma ci sono segnali positivi che indicano un cambiamento in atto. Secondo recenti studi, sempre più aziende stanno riconoscendo l’importanza del benessere dei dipendenti e implementando politiche volte a ridurre lo stress e l’ansia legati al chiedere le vacanze.
In futuro, le aziende che sapranno promuovere un equilibrio sano tra lavoro e vita privata non solo miglioreranno il benessere dei loro dipendenti, ma trarranno anche benefici in termini di produttività e retention. Inoltre, la generazione attuale di lavoratori sta diventando sempre più attenta al proprio benessere e alla qualità della vita, e questo potrebbe portare a una maggiore richiesta di politiche aziendali che supportino il tempo libero. Andare in ferie è un diritto vero e proprio.
Infine, la crescente attenzione alla salute mentale e al benessere psicologico potrebbe portare a una maggiore comprensione e accettazione delle esigenze individuali dei lavoratori. Le aziende che sapranno adattarsi a queste nuove esigenze saranno quelle che riusciranno a creare un ambiente di lavoro più sano e produttivo, dove la vacation shaming sarà solo un ricordo.